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Lo spaccio del Poli

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Durata lettura: 5 Minuti
Data di pubblicazione: 30 Luglio 2020

Categoria : C’era una volta

Autore : Gigioni Barbara

Oggi è un giorno arido. Il sole appiattisce ogni forma, la proietta sull’asfalto. Evidenzia i tratti e li imprime nella memoria con una lucidità surreale. Camminiamo uno accanto all’altro, ma assolutamente distanti, senza dire una parola. Ognuno immerso nei propri dubbi. Vaghiamo attraversando luoghi conosciuti e dimenticati, fino a quando qualcosa non si impiglia nella rete.

Solleva il dito e mi indica un punto in lontananza. Vedi lassù, sopra quel tetto, prima ci stava un tipo che aveva un giro di spaccio allucinante. Là, sopra il tetto dell’università. Un volta ci sono andato. Era uno spacciatore di quelli cattivi, cioè non cattivo vero, era buono, simpatico, ma non uno di quegli spacciatori di quartiere, di quelli sbandati. Faceva un sacco di soldi. Aveva un seguito impressionante. C’erano anche due tipi che facevano da guardie del corpo, che facevano passare la gente. Lassù, all’ultimo piano, c’era un sottotetto nella tromba delle scale e lui stava lì, con il suo banchetto, di quelli da scuola elementare con sotto tutto, pieno di roba di tutti i tipi. Spacciava le peggio cose, ma proprio di tutto, funghi, cocaina, eroina. E pagava anche la retta per essere meno sospettabile. Cioè era iscritto tipo da vent’anni, ma non frequentava le lezioni. Tu andavi là in alto e lui ti diceva, allora, di cosa hai bisogno? Mah, guarda, ho bisogno di cinque grammi. Ah, tranquillo… allora lì prendeva e cominciava a chiederti, tutto bene? Si. Com’era quella della settimana scorsa? Buona? Eh si, si. Poi se vuoi provare i funghetti, sono una bomba, mi sono arrivati oggi da… No guarda, grazie. E giuro faceva pisciare dal ridere, tutto ben organizzato e sereno. Poi l’hanno gamato, non so bene come, la storia non la so tutta.

Ma quando sono tornato qui un paio di anni dopo, per accompagnare un amico a comprare… lui era tornato. Si era spostato in un’aula, una delle aule studio che danno su piazza Leo. Aveva un’aula tutta sua, con la gente fuori che che aspettava. Aveva fatto carriera, capito? Incredibile. Non so come facesse. Non so come fosse possibile, però è così. Magari aveva qualche aggancio, qualche professore, che ne so. Sta di fatto che era lo spaccino ufficiale del Poli e aveva un grande successo. Cioè, del tipo che probabilmente finanziava l’università. Adesso non so che fine abbia fatto perché io non ci sono più andato… ti parlo di quando ero al primo anno di università, cinque anni fa. Era qui, proprio nell’edificio di architettura, me lo ricordo ancora. Ormai ci stanno facendo i lavori da un secolo. Si entrava da qui e c’era un lungo corridoio di vetro che ti portava giù al piano interrato e poi si saliva nelle aule.
Continuiamo a camminare lentamente, in silenzio, guardandoci attorno, in attesa che un altro dettaglio riaffiori alla mente.

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